Una Capanna Sul Tetto! | World Challenge

Una Capanna Sul Tetto!

David WilkersonJuly 25, 1988

Qui a Times Square Church abbiamo designato quest'anno come anno di preghiera per il risveglio. Per "risveglio" non intendiamo un grande avvenimento emotivo, con persone che percorrono chilometri per venire a vedere qualcosa di sensazionale. Vogliamo invece un popolo preparato - preparato in santità! Vogliamo un risveglio della presenza del Signore, dove Dio accetta di buon grado la situazione, al punto di scendere a soddisfare ogni bisogno - dove è rivelata la Sua gloria!

In Nehemia, al capitolo otto, si trovano quelle che io chiamo "le cinque prove assolute di un risveglio". Non si può chiamare tale un risveglio fin quando non sono presenti tutte e cinque queste prove. Nehemia è un libro di risveglio. E' la storia di 42.360 ebrei che ritornano a Gerusalemme dall'esilio in Babilonia per ricostruire le mura e ritornare sui vecchi sentieri di santità e di vera devozione. Lasciare Babilonia è il sinonimo di credenti che lasciano chiese morte, mondane e compromesse per recarsi con un residuo verso la Santa Sion, per ritornare ai vecchi sentieri, per incamminarsi con un popolo e dei pastori che camminano in verità.

Questo santo residuo si è arrotolato le maniche e ha camminato nell'unità per rimuovere le macerie e la spazzatura che avevano inquinato Gerusalemme. Hanno ricostruito le mura diroccate ed hanno rizzato le porte. Questo è quello che stiamo facendo qui a Times Square Church: rimuoviamo la spazzatura che si è accumulata, la spazzatura delle false dottrine, del materialismo, del peccato e del compromesso, che si accumulata sia sul pulpito che fra i banchi della chiesa! Stiamo ricostruendo le mura che erano crollate. Centinaia di persone del popolo di Dio sono state sradicate e strappate dalle potenze demoniache; case e matrimoni sono in subbuglio; molti sono tornati indietro, e sono affamati della Parola di Dio. Stiamo lavorando insieme per ricostruire le mura e le porte affinché il nemico rimanga fuori. Dio ha radunato un residuo fra tutti quelli che sono scappati da Babilonia e sono pronti a compiere i cinque grandi passi verso la restaurazione ed il risveglio

"Allora tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza che era davanti alla porta delle Acque; dissero poi ad Esdra lo scriba, che portasse il libro della legge di Mosé che l'Eterno aveva dato ad Israele. Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli uomini, donne e di tutti quelli capaci di intendere. Quindi lo lesse sulla piazza che sta davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar del giorno fino a mezzogiorno, davanti agli uomini, alle donne e a quelli capaci di intendere; e le orecchie di tutto il popolo stavano attente al libro della legge...Esdra aprì il libro alla presenza di tutto il popolo, perché stava più in alto di tutto il popolo; come l'aperse, tutto il popolo si alzò in piedi" (Nehemia 8:1-5).

Il grido del loro cuore era: "Dacci la vera Parola di Dio!". Esdra si mise su un pulpito rialzato, fatto in legno, e lesse la Parola di Dio per sei ore mentre la moltitudine rimase attenta, ad imparare che la causa delle loro sofferenze era la loro testardaggine e la loro ribellione. La prova più sicura del risveglio in un'anima o in una chiesa o in una città è una grande fame della Parola di Dio. I cristiani che sono tornati indietro non vogliono ascoltare la Parola - li annoia! Tutto quello che vogliono è eccitazione. I predicatori che sono tornati indietro non predicano molto sulla Parola di Dio - danno invece brevi sermoncini. Non predicano la Legge perché produce convincimento e scuote la chiesa! Demolisce ogni compromesso!

Dove lo Spirito Santo è all'opera, la gente fra i banchi di chiesa reclama la Parola. Ricevo centinaia di lettere da santi affamati che gridano: "Siamo così affamati. Non sentiamo la vera Parola. Riceviamo una lettera morta senza unzione - del sapone gentile!". Dovunque Dio è all'opera, ci sono molte Bibbie in circolazione. C'è un'eccitazione per la predicazione e per l'insegnamento ed un vero timore per la Parola. La Parola viene amata ed onorata.

Quanto è triste che in molte chiese carismatiche non si sopporta la predicazione! Non vedono l'ora che finisca, per arrivare alla lode e all'adorazione. Vogliono solo musica, intrattenimento e cantanti speciali! Quando arriva lo Spirito Santo, non c'è più spazio per star evangelistiche o insegnanti o seminaristi, ma si esalta la Parola. Il loro grido sarà: "Signore, voglio che sia tutta per me: la parte buona, quella cattiva, i comandamenti, le promesse, tutti i consigli di Dio!".

"Poi Esdra benedisse l'Eterno, il grande Dio, e tutto il popolo rispose: Amen, amen, alzando le mani; poi si inchinarono e si prostrarono con la faccia a terra davanti all'Eterno... ed essi aiutavano il popolo a capire la legge, mentre il popolo stava in piedi al suo posto. Essi leggevano nel libro della legge di Dio distintamente, spiegandone il significato, per far loro capire ciò che si leggeva. Nehemia, ... Esdra, sacerdote e scriba, e i Leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: Questo giorno è consacrato all'Eterno, il vostro Dio; non fate cordoglio e non piangete! Tutto il popolo infatti, ascoltando le parole della legge, piangeva" (Nehemia 8:6-9).

La prima reazione alla Parola fu eccitamento e gioia. Essi gridarono: "Amen, amen", alzando le mani. Davide diceva: "Alzate le vostre mani verso il santuario e benedite l'Eterno" (Salmo 134:2). Ma presto la Parola li portò faccia a terra. Questo è il vero pentimento, quando la Parola di Dio ci porta faccia a terra. "Si inchinarono e si prostrarono con la faccia a terra adorando il Signore"... "E tutto il popolo, ascoltando le parole della legge, piangeva". Tremavano alla Parola di Dio, ma poi presero coraggio e si pentirono!

Quando arriva il risveglio dello Spirito Santo, i cristiani non hanno più il broncio - non mormorano né sparlano né accusano gli altri. Non cercano di colpire la chiesa o il pastore. Non si siedono come patate bollite di fronte alla TV! No! Si prostrano davanti a Dio, piangono, perché la Parola ha toccato i loro cuori. Non giudicano né osservano gli altri. Sono stati convinti e giudicati dalla Parola!

"Poi Nehemia disse loro: Andate, mangiate cibi squisiti e bevete vini dolci, e mandatene porzioni a chi non ha nulla di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro. Non rattristatevi, perché la gioia dell'Eterno è la vostra forza. I Leviti tenevano zitto tutto il popolo, dicendo: Tacete, perché questo giorno è santo. Non rattristatevi!" (Nehemia 8:10-11).

Dovunque l'amore per la Parola di Dio sia stato ristorato, dovunque sia nato un pentimento e dovunque ci sia stata un'auto-mortificazione del peccato, lì nascerà sempre grande gioia e celebrazione. Ma oggi c'è un tipo di gioia e di falsa celebrazione: è la celebrazione dell'io e dell'idolatria - la danza intorno al vitello d'oro! Abbiamo bisogno di discernimento per conoscere la differenza fra la vera gioia del pentimento e la gioia falsa dell'idolatria.

Mosé e Giosuè scesero dal monte e sentirono un grande grido nell'accampamento: "Questo non è né un grido di vittoria, né un grido di sconfitta; il clamore che io odo è di gente che canta" (Esodo 32:18). Gridavano, cantavano e danzavano e Mosé sapeva che tutto questo veniva dalla carne. Sapeva che essi erano un popolo dal collo duro, ribelli, pieni di passioni peccaminose, di fornicazione e di sensualità. Quello era il grido dell'idolatria!

Sapete qual è la differenza? Se non si predica la Legge che convince di peccato - se non ci sono lacrime versate con la faccia a terra - se non c'è il convincimento della Parola di Dio - se non c'è pentimento - non ci possono essere grida spirituali né canzoni divine! Stiamo attenti! Può essere che stiamo cantando un canto di idolatria.

Perché c'era questa gioia, questo spirito giulivo nel risveglio narrato da Nehemia? Avevano una grande gioia "...perché avevano compreso le parole che erano state loro spiegate" (Nehemia 8:12). In altre parole, avevano avuto discernimento e avevano preso a cuore quelle parole: le avevano ubbidite!

"Il secondo giorno, i capi delle case paterne di tutto il popolo, i sacerdoti e i Leviti si radunarono presso Esdra, lo scriba, per poter intendere le parole della legge. Trovarono scritto nella legge che l'Eterno aveva comandato per mezzo di Mosé, che i figli d'Israele dovevano dimorare in capanne durante la festa del settimo mese, e che in tutte le loro città e a Gerusalemme dovevano divulgare e proclamare un bando che diceva: Andate al monte e portatene rami di ulivo, rami di ulivastro, rami di mirto, rami di palma e rami dal folto fogliame, per farne capanne, come sta scritto. Allora il popolo andò fuori e portò i rami, e si costruirono le capanne, chi sul tetto della propria casa, chi nei loro cortili, altri nei cortili della casa di Dio, sulla piazza della porta delle Acque e sulla piazza della porta di Efraim. Così tutta l'assemblea di quelli che erano tornati dalla cattività costruì capanne e dimorò nelle capanne. Dal tempo di Giosuè, figlio di Nun, fino a quel giorno, i figli d'Israele non avevano fatto nulla di simile. E vi fu grandissima allegrezza" (Nehemia 8:13-17).

La Parola del Signore era stata ristorata e il pentimento e l'obbedienza erano genuini. La gioia del Signore era divenuta la loro forza, ma mancava qualcosa: le capanne! Non ci può essere un risveglio duraturo, non ci può essere la pienezza di Dio, se non erigiamo una capanna! Questo è il vero messaggio per gli ultimi giorni.

I leader, i sacerdoti ed i Leviti si radunarono insieme ad Esdra per cercare nelle Scritture e vedere ciò che Dio voleva da loro. Scoprirono qualcosa che il Signore aveva comandato anni prima, un comandamento perpetuo che era stato trascurato fin dai tempi di Giosuè. Si trovava scritto in Levitico 23:40-43 - "Il primo giorno prenderete il frutto di alberi maestosi: rami di palma, rami dal folto fogliame e salici di torrente, e vi rallegrerete davanti all'Eterno, il vostro Dio, per sette giorni. Celebrerete questa festa in onore dell'Eterno per sette giorni, ogni anno. E' una legge perpetua, per tutte le vostre generazioni. La celebrerete il settimo mese. Dimorerete in capanne per sette giorni; tutti quelli che sono nativi d'Israele dimoreranno in capanne, affinché i vostri discendenti sappiano che io feci dimorare in capanne i figli d'Israele, quando li feci uscire dal paese d'Egitto. Io sono l'Eterno, il vostro Dio". Per sette giorni il popolo di Dio doveva erigere un riparo temporaneo (in ebraico "sukkah") fatto con il fogliame di vari alberi. Avevano il comando di vivere in quei rifugi per sette giorni.

Il New York Times ha un'intera sezione dedicata alla costruzione delle "sukkah". Nella città di New York vengono costruite su minuscoli balconi, piccoli giardini e sulla cima dei tetti fra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre. Fra i 613 comandamenti ebraici, questo è ancora considerato uno dei più importanti. Gli ebrei ortodossi lo praticano rigorosamente. Vivere in capanne oggi significa: "Siamo solo di passaggio in questo mondo - ci passiamo solo una notte - perciò non dobbiamo farci coinvolgere dai suoi piaceri e dalle sue vanità". La Sukkah è così santa per un ebreo che è peccato persino prendere un ramoscello per farne uno stuzzicadenti! Persino un cattivo odore la può contaminare. Si dice: "Se non osservi la Sukkot [Festa dei Tabernacoli o delle Capanne] non puoi osservare neanche uno dei 613 comandamenti della Torah!".

I capi di Gerusalemme ai tempi di Nehemia fecero una proclamazione: "Celebreremo di nuovo la festa di Sukkot! Andate sui monti e portate rami di olivo, pino, mirto e palma. E fate la vostra Sukkah, come sta scritto". Che eccitazione deve aver riempito l'aria: bambini e famiglie, tutti carichi di rami per costruire la Sukkah! Che spettacolo deve essere stato: su ogni tetto una piccola capanna - in ogni lotto di terra o sulla piazza della città, o nel cortile del tempio, nell'accampamento dei visitatori - persino Esdra, Nehemia e tutti i sacerdoti! Per sette giorni nessuno mangiò né dormì in casa propria. Tutta la popolazione visse in queste capanne temporanee!

Questi non furono sette giorni di affaticamento. Furono invece sette giorni di allegrezza, di grande gioia.. "...Vi rallegrerete davanti all'Eterno, il vostro Dio, per sette giorni" (Levitico 23:40). "Celebrerai una festa per sette giorni in onore dell'Eterno, il tuo Dio, nel luogo che l'Eterno ha scelto, perché l'Eterno, il tuo Dio, ti benedirà in tutto il tuo raccolto e in tutto il lavoro delle tue mani e tu sarai grandemente contento" (Deuteronomio 16:15).

Oggi si predica molto su questa Festa dei Tabernacoli. Si dice che la chiesa stia entrando nel tempo della raccolta, "un raccolto di grano e vino", un tempo di benedizione e prosperità - che siamo in un tempo di grande gioia e di canti, un tempo di allegrezza gloriosa nel Signore! Quello che manca nel messaggio della Sukkah è traslocare nelle capanne! Tutte le lodi, le adorazioni, le grida e l'allegrezza devono essere fatte sotto una capanna, "nel luogo che il Signore ha scelto".

Cosa significa tutto questo per noi oggi? Che cosa ha a che fare la Sukkah con il nostro cammino con Gesù?

I sette giorni passati nella capanna alludono ai settant'anni della vita media dell'uomo. La Sukkah deve ricordarci quanto temporanea sia la nostra vita sulla terra. Come appassiscono le foglie, così appassisce pure la vita, la salute e la forza. Dio voleva che i loro cuori e le loro menti fossero fissati sull'eternità. Dovevano ricordare a se stessi e ai loro figli: "Qui siamo solo dei campeggiatori. Non ci rallegriamo solo per tutte queste benedizioni temporanee, ma la nostra speranza e la nostra gioia sono in Sion, la città che scenderà dal cielo". Ai giorni di Nehemia, questo era quello che Dio voleva far loro comprendere: "Avete ricostruito le mura, aveva montato le porte, avete ristabilito le case e avete piantato giardini e vigne. Il Signore è stato buono con voi, ma questo non è un luogo di riposo. Dovete aspettare una città il cui fondatore e costruttore è Dio!". Davide amava la città di Sion. Egli scrisse grandi poemi e magnifici cantici a suo riguardo: "Bello per la sua altezza, gioia di tutta la terra è il monte Sion... la città del gran Re" (Salmo 48:2). Davide divenne benestante e diede lingotti d'oro e d'argento per la costruzione del tempio, "di oro, argento, bronzo e ferro ce n'è una quantità incalcolabile" (1 Cronache 22:16). Eppure Davide fece questa incredibile affermazione: "...poiché io sono un forestiero e pellegrino, come tutti i miei padri" (Salmo 39:12). E questo lo disse quando Israele era prosperoso. "Pellegrino" vuol dire un residente alieno, uno che è solo di passaggio. La parola "forestiero" in ebraico viene da una radice che significa "ritirarsi per paura, come quando ci si trova in un posto estraneo". Tutti i nostri padri nella fede considerarono questo mondo "una terra straniera". Erano alieni, cittadini di un altro mondo.

"Per fede Abrahamo, quando fu chiamato, ubbidì per andarsene verso il luogo che doveva ricevere in eredità; e partì non sapendo dove andava. Per fede Abrahamo dimorò nella terra promessa, come in paese straniero, abitando in tende con Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, perché aspettava la città che ha i fondamenti, il cui architetto e costruttore è Dio... Tutti costoro sono morti nella fede, senza aver ricevuto le cose promesse ma, vedutele da lontano, essi ne furono persuasi e le accolsero con gioia, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra. Coloro infatti che dicono tali cose dimostrano che cercano una patria. E se avessero veramente avuto in mente quella da cui erano usciti, avrebbero avuto il tempo di ritornarvi. Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, perché ha preparato per loro una città" (Ebrei 11:8-10, 13-16). Desideravano un "paese migliore, cioè celeste"... C'è un paese migliore dell'America o di qualsiasi altro posto. E' la nuova Gerusalemme - il cielo insieme a Cristo!

Perché Dio ha voluto che la nazione intera dimorasse nelle capanne per sette giorni? Perché Egli sa a quale terribile danno vanno incontro i Suo figli quando sono benedetti. Sa quanto facilmente ci si può dimenticare di Lui, accecati dai comfort e dalle comodità. Sa quanto ci piace nutrirci di cibi delicati e quanto siamo attratti dalle cose di questa terra.

Il canto di Mosé era un profezia che preannunciava l'allontanamento del popolo di Dio una volta che era diventato prosperoso. "Ma Jeshurun [il popolo di Dio] si è ingrassato e ha recalcitrato (ti sei fatto grasso, grosso e pingue): ha abbandonato Dio che l'ha fatto e ha disprezzato la Roccia della sua salvezza" (Deuteronomio 32:15). Questo non è un messaggio solo per i benestanti, ma per tutti noi. Più siamo benedetti, più tendiamo ad affondare in questo mondo, a spendere, a comprare e a volere di più. Qualsiasi cosa compriamo è un'altra fune che ci lega a questa terra! Il Signore vuole che i nostri cuori siano "nelle capanne", nella Sukkah. Ogni giorno, molte volte al giorno, vorrebbe che ci ricordassimo: "Sono straniero! Sono solo di passaggio! Non ho radici qui. Sto andando verso un paese migliore. Grazie Signore, per tutte le benedizioni - ma mi rallegro di più perché sono un cittadino di Sion".

Tutto quello che Dio ci ha dato è in prestito! Siamo solo degli amministratori. E' stato scritto molto sulla Terra Promessa. Dio aveva promesso di dare ad Israele la terra di Canaan, una terra da dove sgorgavano latte e miele, ma Dio non ne cedette mai il possesso - lo concesse solo in prestito. "Le terre non si venderanno per sempre, perché la terra è mia; poiché voi siete forestieri ed affittuari con me" (Levitico 25:23). Potevano solo vendere i diritti di raccolto, e persino il più povero riceveva indietro il suo terreno nell'anno del Giubileo.

Dio possiede tutto quello che abbiamo. Continuiamo a dire: "Signore, ti do' indietro questo!". Ma in effetti noi non abbiamo mai posseduto niente. "Mie sono infatti tutte le bestie della terra; mio è il bestiame che sta a migliaia sui monti... Tutto ciò che si muove nei campi è mio... Il mondo e quanto esso contiene è mio" (Salmo 50:10-12). Il Signore ci dice: "Va sulla capanna sul tetto - esamina il tuo cuore!". Sei semplicemente un amministratore delle Sue proprietà? Alla luce dell'eternità, alla luce della fragilità della vita, quanto spendi per te stesso rispetto a quello che spendi per la Sua opera?

Il grande effetto del versamento dello Spirito Santo è lasciare tutto sull'altare, perché togliamo gli occhi dalle cose che possediamo. A Pentecoste avvenne che "il gran numero di coloro che avevano creduto era di un sol cuore e di una sola anima; nessuno diceva di esser suo quello che aveva, ma tutte le cose erano in comune fra di loro" (Atti 4:32).

"Carissimi, io vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dai desideri della carne che guerreggiano contro l'anima" (1 Pietro 2:11). E' quasi impossibile per qualsiasi persona sotto i cinquant'anni pensare ai valori eterni, perché si crede ancora di avere molto tempo a disposizione. Quando arrivi ai sessant'anni o ai settanta, la natura ci insegna che la vita è così breve! E' molto più facile pensare di essere un alieno qui! Ma Dio vuole che ci fermiamo nel fiore degli anni, che ci rallegriamo, sì, ma che ci soffermiamo a pensare: "Le nostre passioni giovanili valgono il rischio di perdere l'eternità?". Mosé scelse di "essere maltrattato col popolo di Dio piuttosto che godere per breve tempo i piaceri del peccato" (Ebrei 11:25). Così il Signore ci ha comandato di andare nella nostra capanna, per considerare quanto sia breve la vita, per soffrire un po', ma per godere poi per sempre della gioia che ci è posta davanti (vedi Ebrei 12:2). "...Cos'è infatti la vostra vita? In verità essa è un vapore che appare per un po' di tempo, e poi svanisce" (Giacomo 4:14). Provate un po' a dire queste cose ai giovani!

La capanna vuol dire mettere il mondo fuori dalla nostra vita. Recati lì! Piega le tue ambizioni! Uccidi l'orgoglio! Tutti gli obiettivi falliti, nati dall'ambizione, sono delle porte aperte alle passioni peccaminose e ad ogni sorta di peccato. La gente dice: "A che serve? Non ce la farò mai!". Perciò indugiano. Danno ascolto a spiriti bugiardi. Riconosci queste voci per quello che sono: demoniache.

Senza una vita di pentimento e di separazione dal mondo non ci può essere un vero risveglio. "Quelli che appartenevano alla stirpe d'Israele si separarono da tutti gli stranieri e si presentarono per confessare i loro peccati e le iniquità dei loro padri" (Nehemia 9:2). Dovunque ci sia una ristorazione biblica, ci sarà una consapevolezza sempre più crescente della chiamata divina a separarci da tutto ciò che è mondano e sensuale.

Ho osservato durante gli anni che è il cristiano separato, che vive per Cristo in santità, quello che fa più effetto nel mondo secolare. I non credenti si aspettano che i cristiani siano separati e puri. Si aspettano che siano totalmente "diversi" da loro. Nelle strade infestate dal crimine di New York, con tutti gli spiriti demoniaci che vanno attorno - solo un cristiano puro, separato e riempito di Cristo può scacciare il nemico. Coloro che scendono a compromessi hanno paura e il loro peccato li condanna.

Dio sta creando un residuo di credenti che voglia il risveglio - ma solo se conforma i credenti all'immagine di Gesù Cristo. E quando viene con la sua pienezza, la maggior parte dei cristiani neanche lo riconoscerà - o, se sì, lo rifiuterà. Il residuo separato udrà la tromba che suona e saprà quello che Dio sta dicendo.

Download PDF